6 min di lettura Bola Brothers

Molte persone arrivate in Italia per lavorare, dopo qualche anno, vogliono mettersi in proprio. C'è chi vuole aprire un minimarket a Latina, chi un phone center a Brescia, chi una piccola ditta di trasporti a Cremona o un'attività di servizi per le aziende agricole della zona di Mantova. Il primo passo è quasi sempre lo stesso: aprire la partita IVA.

In questa guida spieghiamo in modo semplice come funziona. Attenzione: le regole fiscali e contributive in Italia cambiano spesso. Le informazioni qui sono generali e servono per capire il percorso. Prima di decidere, parla sempre con un commercialista o con un CAF, e controlla le informazioni sul sito dell'Agenzia delle Entrate.

Chi può aprire la partita IVA in Italia

I cittadini dell'Unione Europea possono aprire la partita IVA alle stesse condizioni degli italiani. Per i cittadini di Paesi extra UE (per esempio India, Pakistan, Bangladesh) serve in generale un permesso di soggiorno valido che consenta il lavoro autonomo.

Non tutti i permessi sono uguali:

  • alcuni permessi, come quello per lavoro autonomo o il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo, permettono di lavorare in proprio;
  • altri permessi, come quelli per motivi familiari o per lavoro subordinato, in molti casi lo consentono, ma ci possono essere condizioni o passaggi da fare;
  • alcuni permessi non consentono il lavoro, per esempio quelli per turismo.

Se il permesso è in scadenza o in fase di rinnovo, chiedi prima al commercialista o a un patronato. Ogni situazione è diversa e conviene verificarla prima di spendere soldi per l'apertura.

Ti servono anche il codice fiscale, un documento d'identità valido e un indirizzo di residenza o domicilio in Italia.

Il codice ATECO: cosa fai davvero

Quando apri la partita IVA devi indicare il codice ATECO. È un numero che descrive la tua attività: commercio al dettaglio di alimentari, ristorazione, trasporto merci su strada, servizi di pulizia, consulenza e così via. Dal 2025 è in vigore la nuova classificazione ATECO 2025, quindi i codici vecchi che trovi online potrebbero non essere più corretti.

Il codice ATECO è importante per tre motivi:

  • decide se sei un professionista, un commerciante o un artigiano;
  • decide quale cassa previdenziale INPS ti riguarda;
  • nel regime forfettario decide il coefficiente di redditività, cioè la parte dei ricavi su cui paghi le tasse.

Esempio: chi apre un ristorante indiano a Reggio Emilia avrà un codice diverso da chi fa consegne con il furgone. Scegliere il codice sbagliato può creare problemi con licenze, contributi e tasse.

Il regime forfettario: le basi

Molti piccoli imprenditori scelgono il regime forfettario, perché è più semplice e spesso più conveniente all'inizio. Le regole principali, in vigore oggi, sono queste:

  • i ricavi o compensi dell'anno precedente non devono superare 85.000 euro;
  • al posto dell'IRPEF si paga un'imposta sostitutiva del 15%;
  • per i primi 5 anni di una nuova attività l'imposta può scendere al 5%, se rispetti alcuni requisiti (per esempio non aver svolto la stessa attività negli anni precedenti e non continuare semplicemente un lavoro che facevi prima come dipendente);
  • le tasse non si calcolano su tutti i ricavi, ma solo su una percentuale stabilita dal codice ATECO;
  • nelle fatture non si addebita l'IVA.

Ci sono anche cause di esclusione. Per esempio, in certi casi non puoi usare il forfettario se lavori ancora come dipendente con un reddito sopra una certa soglia, oppure se fatturi soprattutto al tuo datore di lavoro attuale o recente. Queste soglie possono cambiare con la legge di bilancio: controlla sempre i valori aggiornati.

I contributi INPS

Oltre alle tasse ci sono i contributi previdenziali, cioè i soldi per la tua futura pensione. In generale:

  • commercianti e artigiani (minimarket, kebab, negozio, idraulico, muratore) si iscrivono alla gestione artigiani o commercianti dell'INPS. Qui c'è un contributo minimo fisso ogni anno, da pagare anche se guadagni poco. Chi è nel forfettario può chiedere una riduzione dei contributi;
  • professionisti senza un proprio albo e cassa (per esempio alcuni consulenti o grafici) si iscrivono di solito alla gestione separata. Qui si paga una percentuale sul reddito, senza minimo fisso.

Gli artigiani possono avere anche l'obbligo di iscrizione all'INAIL. Chiedi al commercialista quali obblighi valgono per il tuo caso.

Come si apre: i passi concreti

  1. Parla con un commercialista e spiega bene la tua attività, il tuo permesso di soggiorno e se hai già un lavoro.
  2. Scegli il codice ATECO e il regime fiscale.
  3. Attiva una PEC (posta elettronica certificata). Per le imprese è obbligatoria, perché è il tuo domicilio digitale.
  4. Ottieni la firma digitale, che serve per firmare documenti e pratiche online.
  5. Invia la pratica. I professionisti aprono la partita IVA con il modello dell'Agenzia delle Entrate. Le imprese (commercianti, artigiani, ditte individuali) usano di solito la Comunicazione Unica (ComUnica), una pratica online che arriva insieme alla Camera di Commercio, all'Agenzia delle Entrate, all'INPS e, se serve, all'INAIL.
  6. Controlla licenze e permessi locali. Per un negozio o un ristorante spesso serve anche una pratica al SUAP del Comune (per esempio la SCIA), oltre ai requisiti igienico-sanitari per gli alimenti.

La fatturazione elettronica

In Italia le fatture si emettono in formato elettronico attraverso il Sistema di Interscambio (SdI) dell'Agenzia delle Entrate. Oggi l'obbligo riguarda anche chi è nel regime forfettario. Puoi usare il servizio gratuito dell'Agenzia delle Entrate oppure un programma di fatturazione. Se lavori con clienti privati, per esempio in un negozio, potresti dover gestire anche gli scontrini elettronici con un registratore telematico.

Errori comuni da evitare

  • Non mettere da parte i soldi per tasse e contributi. Il secondo anno, oltre al saldo, si pagano spesso anche gli acconti per l'anno dopo. Molti si trovano con una cifra alta da pagare tutta insieme.
  • Scegliere il codice ATECO a caso, copiandolo da un amico che fa un lavoro "simile".
  • Aprire con un permesso non adatto o in scadenza, senza verificare prima.
  • Dimenticare la PEC o non leggerla mai: lì arrivano comunicazioni ufficiali.
  • Pensare che il forfettario sia per sempre. Se superi le soglie, il regime cambia e cambiano anche gli obblighi.
  • Affidarsi a chi promette "partita IVA in un giorno senza pensieri", senza un professionista vero che segue la contabilità.

Dopo l'apertura: farsi conoscere

Aprire la partita IVA è solo l'inizio. Poi bisogna trovare clienti. Per un negozio o un ristorante, due strumenti gratuiti molto utili sono la scheda su Google Maps e WhatsApp Business. Ne parliamo in due guide: Google Business Profile per la tua attività e WhatsApp Business per piccole attività. Se stai scegliendo anche il nome e l'insegna, leggi come scegliere nome, logo e insegna.

In breve

Per aprire la partita IVA da straniero servono un permesso di soggiorno adatto, il codice fiscale, un codice ATECO corretto, una PEC, la firma digitale e la pratica giusta (modello dell'Agenzia delle Entrate o Comunicazione Unica). Il regime forfettario può aiutarti all'inizio, ma va verificato con attenzione. Un buon commercialista ti fa risparmiare tempo, soldi e problemi.

Noi di Bola Brothers non siamo commercialisti, ma aiutiamo chi apre una nuova attività con la parte digitale: sito web, logo, social e marketing. Possiamo parlarne anche in punjabi, hindi, inglese o italiano. Se vuoi un consiglio su come partire, scrivici.

Questo articolo ha uno scopo informativo. Regole, scadenze e costi possono cambiare: per la tua situazione verifica sempre le fonti ufficiali o chiedi a un professionista.